HomeOrigineSmerillianaI poeti di SmerillianaMosaicoAnticipazioniContatti

Plinio Acquabona, E, nude, leggerò altre scritture
Antologia 1965-2014

Introduzione e cura di Alfredo Luzi

| 18,00 € | pp. 152 | 12x18 | 978-88-97341-74-1 | The Writer, Milano 2014 |

Dall’Introduzione di Alfredo Luzi

In una prospettiva telescopica che delinei un qua-
dro sinottico dell’ampia produzione poetica di Plinio Acquabona dal 1965 al 2014 (mezzo secolo) si può individuare una invariante gnoseologica ed ermeneutica. È costante l’attitudine del poeta a sfuggire nello stesso tempo alla concezione necessitante del mondo e alla visione totalizzante di una metafisica mistica, isolata dal reale.
Egli si colloca sempre, pur nella variazione di temi e stilemi nell’arco della sua esperienza di scrittura, in una posizione che si potrebbe definire ‘interstiziale’, alla ricerca di quei vuoti cronotopici, tempo|eterno, presenza|assenza, che ritmano il pulsare della storia individuale e collettiva tra discretum e continuum.


Fiera di Ancona

Protesi dall’estremo parapetto,
quanto spazio ci regge!
E la fiera laggiú,
sembra un tesoro acceso in fondo al mare
della notte. La sosta
dei commerci vi trova luminosi
colori che sospendono
un’arlecchina cupola di festa.

E se socchiudi gli occhi, tutto opprimi
in un piú breve spazio; e la gran ruota
del luna park
resta la sola a muovere il suo canto
per il cielo notturno.
E se la costa segui sulla traccia
sempre piú tenue dei candidi lumi,
riascolti la voce che sgomenta
la tua solitudine.

La ruota, fra gli scheletri di luce
d’altre effimere gioie,
vola a un’ombra temuta, e brilla ostile
per chi sbarrato consuma la notte.


Il filo elicoidale

Camminare senza piú tempo ai piedi
contro il consenso che edifica
verso quello divino che distrugge.

Resistere in quest’ambito
che non ossigena il sangue ma l’essere.

Andare senza piú memoria
in fronte per giungere
dove il filo elicoidale
della fede recida la ragione.


La diaspora è di là da questo segno

Chi sfiorando la ghiaia con il passo,
chi con un fiore mutamente offerto,
chi con il mite adagio del quartetto
sussurrato, che tutti accomuna
in un sospiro, chi con gli occhi chiusi
fila il suo pensiero solitario
da ricondurre al punto sospeso:

tutti, amici, qui siamo
ancora il centro del nostro giardino.

La diaspora è di là da questo segno,
da questo limpido confine d’aria.


Per essere altrove

Per iniziare la curva è occorsa
tutta la limpidissima sapienza

che poi ha generato il grande evento:
una linea d’amore in cui il tempo

volge all’esterno, inventa il suo docile
ritorno all’origine, e sigilla

il sensibile cerchio nello spazio
dove la luce è per essere altrove.