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Kunvar Narayan, Nessuno è altro Ventiquattro poesie

Traduzione dall’hindi e cura di Roberta Sequi

| 7,00 € | pp. 56 | 12x18 | 978-88-97341-69-7 | The Writer, Milano 2014 |

Dall’Introduzione di Roberta Sequi

Forse un modo per avvicinare súbito il lettore all’opera di Kunvar Narayan è citare la definizione che della poesia egli stesso aveva dato nel prologo alle sue liriche pubblicate nell’antologia Terzo settetto (Tsira Saptak, 1959), dove affermava che essa è la «critica della vita».
Nelle ventiquattro poesie qui scelte, tutto l’intreccio di atmosfere se da una parte rivela l’impianto profondamente strutturale di Nessuno è altro, dall’altra intende visualizzare il disegno olistico del poeta. Le diversità devono restituire l’idea dell’unità e dell’identità.
Il poeta, senza mai indugiare nell’eccessivo culturalismo, alterna l’uso di ricercate strutture formali (come la costruzione genitivale persiana) e di preziosismi lessicali alle espressioni del parlato, ricorrendo di volta in volta a matrici linguistiche diverse: hindi, sanscrito, urdu, persiano, inglese. In particolare, l’urdu intensifica il richiamo del passato con le sue sonorità e la sua carica evocativa, mentre il sanscrito, nella sua purezza diamantina, illumina la percezione metempirica e la speculazione. Elegantemente abrasivo nei versi di contenuto civile, il linguaggio si fa carezzevole nelle liriche sulla natura, riproducendosi in chiavi sempre differenti.


Arrivare a casa

Tutti noi con un treno diretto
vogliamo arrivare alle nostre case

Tutti noi vogliamo evitare
nel cambiare treni i fastidi

Vogliamo tutti un ultimo viaggio
e una dimora estrema

Pensiamo dolorosi i viaggi
e salvezza la casa

La verità può anche essere
che il viaggio sia un’occasione
e la casa una possibilità

Che cambiare treni
sia come cambiare pensieri
e quando dove in mezzo a chi siamo
questo sia
arrivare a casa.


Necessità della poesia

Molto può dare la poesia
perché molto può essere la poesia
nella vita
se le diamo spazio
come gli alberi danno spazio ai fiori
come la notte dà spazio alle stelle

possiamo riservarle
dentro di noi da qualche parte
un angolo
dove tra terra e cielo
dove tra uomo e Dio la distanza
sia minima.

Certo, se uno vuole, può vivere
una vita del tutto priva di poesia
può amare
di un amore privo di poesia.


All’ottavo piano

Questo piccolo appartamento
all’ottavo piano
ha due finestre
che guardano all’esterno.

Da solo nell’appartamento
insieme alle finestre
che guardano all’esterno a una simile altezza
stare continuamente
è spaventoso.

Su entrambe
ho fatto montare robuste inferriate
pur sapendo
che all’ottavo piano
l’impudenza di entrare da fuori
quasi nessuno può avere...

In realtà non dell’esterno
ma dell’interno ho paura
che spaventato dalle circostanze
o stufo di me stesso
un giorno sia io
a saltare fuori dall’interno.


Un invito inaspettato

Dopo anni – come dopo secoli –
il suo biglietto d’invito
(con una nota personale!)
stasera
a cena con me
accresca lo splendore della festa
è vivamente desiderata
la sua presenza
per cortesia venga senz’altro
ne saremo onorati
in attesa
suo...

(i giorni dimenticati sono testimoni)
oggi lui è in attesa di risposta!

Torni piú volte questo giorno propizio
in cui lui sia un’attesa
e io un punto interrogativo!